Elezioni Usa, Biden chiude il convegno (sulla scia di Obama): “Libera l’America da Trump”

Joe Biden tira i fili della convenzione democratica. Ieri sera, accettando la candidatura alla Casa Bianca, si è presentato come il leader della missione di salvataggio più difficile: liberare l’America da Donald Trump. Biden si è mosso, e non avrebbe potuto fare altrimenti, in seguito al discorso dirompente pronunciato da Barack Obama mercoledì 19 agosto. L’ex presidente ha drammatizzato lo scenario: “Se Trump vince ancora, distruggerà la Costituzione”. Obama ha parlato ai giovani, ma soprattutto agli incerti, agli scettici e ai delusi. “La nostra democrazia e la possibilità di migliorarla sono in gioco nelle prossime elezioni”. Trump ha risposto via Twitter in tempo reale: “Obama è stato sorpreso a spiare la nostra campagna”. E poi ancora: “Se sono qui, è perché Obama è stato un fallimento”.

La versione di Joe si riferisce anche ai valori fondanti, all ‘”anima della nazione”. Non è un caso che Biden abbia alluso pubblicamente per la prima volta alla sua candidatura il 26 febbraio 2019 durante un incontro all’Università del Delaware. Era una conversazione con lo storico Jon Meacham, vincitore del Premio Pulitzer e autore di The Soul of America, un libro amato anche da Nancy Pelosi.

Da allora Biden si è appropriato di questo concetto, in realtà di origine hegeliana, e lo ha trasformato in uno slogan per la sua campagna. È un apparente allontanamento dalla sua storia personale, segnato dalla costante ricerca di mediazioni, compromessi, soluzioni pragmatiche.

Nato a Scranton, in Pennsylvania, figlio di un piccolo imprenditore di origini irlandesi, Joe ha assistito alla crescita tumultuosa della classe media americana. Si è laureato in giurisprudenza e si è annoiato alla Syracuse University nello Stato di New York. L’anno è il 1968. Molti suoi coetanei animano la protesta studentesca e, successivamente, le proteste contro la guerra in Vietnam. Biden, d’altra parte, rimane in giacca e cravatta e pianifica la sua carriera politica. A 30 anni era già senatore per lo stato del Delaware. Entrò per la prima volta in Campidoglio il 3 gennaio 1973 e vi rimase fino al 15 gennaio 2009, quando divenne il vice di Obama.

Per almeno trent’anni Biden si è immaginato nello Studio Ovale, “Comandante in Capo” degli Stati Uniti. Ci ha provato nel 1988, poi nel 2008, quando è stato bloccato da Hillary Clinton e dall’emergere di Obama. Nel 2016 ha dovuto rinunciare, perché l’establishment aveva già scelto Hillary. E adesso è al vertice, nel momento più difficile per gli Stati Uniti.

Biden offre agli elettori la sua esperienza politica ma anche il suo “carattere”, la sua “anima”, segnata dalla perdita della sua prima moglie Neilia e della figlia di un anno Naomi, uccise in un incidente stradale nel 1972. E poi da la scomparsa di un altro figlio Beau, che soffriva di un tumore al cervello nel 2015.

È il politico che ogni giorno prende il treno per tornare a casa dai suoi due figli piccoli. L’uomo capace di identificarsi con le sofferenze degli altri e quindi anche con quelle dell’America di oggi. Nella foto, però, mancano gli aspetti più controversi: le accuse di molestie sessuali mosse da Tara Reade, una sua assistente nel 1993; dubbi sulle attività di suo figlio Hunter in Ucraina. Tutto questo riapparirà nel feroce confronto con Trump.

20 agosto 2020 (modifica il 20 agosto 2020 | 22:35)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Avatar

Italo V  Lucciano

Lucciano è caporedattore del National News Desk di Dico Digital, supervisionando la copertura delle ultime notizie sugli eventi nazionali. Da quando è arrivato a Dico News da Charlotte Observer nel 2018, ha avuto una mano in storie come il disastro petrolifero della BP, la morte di Osama bin Laden, le riprese della scuola di Sandy Hook e le conseguenze di Superstorm Sandy. Vive per le scadenze e le sue due giovani figlie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *