IL TERZO TEMPO – Signor Pirlo, un rischio da correre tra trasformismo e leggerezza. Sarri, inevitabile addio. La direzione è chiamata a fare gli straordinari

La partita contro il Lione è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un piatto pieno di rimpianti, finali malamente persi, una partita sempre attesa e mai avvenuta, un’alchimia mai presa tra Sarri e lo spogliatoio. La Juve di Sarri non c’è più, ma forse non c’è mai stata. Un feeling mai preso tra l’ex tecnico del Chelsea e l’ambiente bianconero, frutto di una forzatura voluta dalla dirigenza (ansiosa di voler rompere con il passato gioioso) che questa volta ha tirato a vuoto, sia per la scelta in panchina che per alcuni uomini non si è rivelata all’altezza. L’inversione di tendenza (Paratici dixit) è maturata nel corso della stagione e solo un’impresa europea clamorosa e inaspettata avrebbe potuto cambiare le carte in tavola.

La Juventus ha sempre pensato con il cervello di una società, mettendo da parte le ragioni del cuore, al punto da scagionare il tecnico campione d’Italia per il secondo anno consecutivo. Si è già detto che era più degli altri il titolo dei demeriti altrui: avversari incapaci di sfruttare una Juve eccezionalmente perforabile in difesa (43 gol subiti in Serie A, addirittura 54 in stagione) capace di perdere sette partite. in campionato, per dare. due finali, per essere eliminate dalla Champions League dal modesto Lione di Rudy Garcia. L’ex tecnico della Roma ha giustamente esultato in conferenza, consapevole dei colpi al timone del Campidoglio, e ha vinto grazie a questa tattica e organizzazione apprese in Italia, contro la squadra che più di ogni altra era stato il suo emblema. Un paradosso, un’indicazione che il cambiamento era urgente, per non rischiare di correre ai ripari nella prossima stagione, che si avvicina velocemente.

Pirlo è stata una sorpresa per tutti, primo per il “Maestro”. La personalità e la classe del bresciano non potevano impedirgli di accettare una sfida così appassionante e responsabile. La linea del presidente Agnelli, che aveva digerito male alcune dichiarazioni del suo (ex) tecnico (continue lamentele al napoletano, parole al miele per la sua ex squadra dopo la Coppa Italia persa) è passata, al punto da buttarlo fuori la torre, risparmiando un personale dirigente non esente da colpe. Un rischio, ma anche una sfida ricca di fascino, quella che i bianconeri hanno corso affidandosi ad un allenatore inesperto in panchina e che solo dieci giorni prima si era presentato alla guida dell’Under 23. Andrea ha lo stile della Juventus, l’appartenenza, la stima dei giocatori e sa portare una ventata di entusiasmo a un gruppo con la pancia piena di scudetti e bisognosa di ricarica. A proposito, Paratici e Nedved dovranno fare gli straordinari per consegnare una squadra all’altezza delle ambizioni dell’azienda e allo stesso tempo abbassare sensibilmente la soglia per la carta d’identità del gruppo. Il restyling deve essere profondo e preciso e richiede le mani di un chirurgo attento e meticoloso.

Arthur e Kulusevski ringiovaniranno la mediana, il reparto che ha sofferto di più durante l’anno. Pellegrini tornerà quasi sicuramente a sinistra, per dare slancio a un gruppo esausto ormai privo di spinta offensiva. Alcuni antipasti Higuain, protagonista di un’involuzione tanto rapida quanto rovinosa, e Khedira, ora ostaggio dei suoi muscoli cristallini. Matuidi è già nell’odore della MLS, mentre restano in bilico le posizioni di Douglas Costa, De Sciglio, Bernardeschi e Ramsey, tra le peggiori prestazioni stagionali per discontinuità. Servirà un altro terzino, almeno un centrocampista in più e due attaccanti, con priorità per un degno centravanti. I nomi continuano in delirio in un mercato che si preannuncia pazzo e scoppiettante, in cui il pacchetto software gestionale dovrebbe funzionare bene e velocemente.

Il giocatore di Pirlo è stato apprezzato e ammirato da tutti quando si sa poco e nulla dell’allenatore, ma una lezione si può trarre dall’esperienza del suo predecessore: la Juventus non è un luogo di le tattiche per i talebani devono essere reinventate e modificate durante la stagione e durante le partite. Mescola le carte per confondere gli avversari, sorprenderli, stimolare i giocatori attraverso nuovi compiti e ruoli. Un po ‘come Pirlo da calciatore, quando Mazzone ha reinventato il metronomo da trequartista, lasciando il posto a una carriera leggendaria. Al contrario di quanto visto quest’anno, in una squadra ingabbiata dalla rigidità degli schemi e degli interpreti inibiti dai compiti tattici. Una scommessa o una scommessa vincente? Un anno di transizione o di crescita grazie ai giovani? Ci sono molte domande per la nuova stagione a venire. Andrea Pirlo ha una missione: trasformare le paure in entusiasmo, assumendosi rischi che solo i temerari capaci di pensiero rivoluzionario sono pronti ad affrontare. Buona fortuna, signore!

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Adelmio C  Calabrese

Adelmio ha recensito gadget per oltre 5 anni e ha iniziato la sua carriera rivedendo smartphone. Ha iniziato a recensire gli smartwatch quando Android Wear era una cosa e continua a rivedere i dispositivi indossabili per il fitness. Un audiofilo, ogni tanto rivede anche i prodotti audio. Mentre rivedere gli smartphone lo tiene impegnato durante la settimana, ama distendersi facendo lunghi viaggi durante i fine settimana. Un completo benzinaio che ama la tecnologia e può parlare di bhp e GHz per tutto il giorno. È un amante della tecnologia e anche un grande giornalista di Breaking.

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